
Il trattamento economico dei dirigenti pubblici privatizzati tra teoria e pratica
La questione dei trattamenti economici (soprattutto quelli variabili) risulta parti- colarmente delicata e nel settore della pubblica amministrazione è stata caratterizzata dalla creazione di strumenti di gestione e remunerazione innovativi per il pubblico impiego, quali mezzi di cambiamento del sistema pubblico, nella direzione di un aumento di produttività – e, quindi, di efficienza ed efficacia – legato appunto al riconoscimento di trattamenti economici adeguati e premiali. Le varie riforme hanno spinto il sistema a passare da un modello fondato sostanzialmente sulla programmazione, l’attuazione e il controllo (similmente a quanto accade nel settore privato), in cui il vertice politico definisce gli obiettivi delle amministrazioni dello Stato, i dirigenti generali li recepiscono e li assegnano ai dirigenti di seconda fascia, ad un modello più manageriale, basato soprattutto sulla performance e sul merito. Dal 2009 si tenta dunque di superare un sistema basato su riconoscimenti accessori sostanzialmente a pioggia, svincolati da reali aspetti meritocratici. Il contributo analizza gli aspetti generali e i problemi pratici legati al sistema di retribuzione e incentivazione dei dirigenti privatizzati del pubblico impiego.



